Alain Battiloro

"Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore."

by Ingrid Moro • News

Ecco cosa nasce dai miei incontri lavorativi …

“Mi chiamo Alain Battiloro e sono un architetto ed un fotografo professionista. Sono queste due passioni, poi diventate professioni, che sono nate insieme ormai quasi venticinque anni fa e tutt’ora fanno parte di me, come il braccio destro e quello sinistro.
In fotografia, col tempo, ho maturato sempre più l’interesse e l’esigenza di fotografare le persone, non tanto per l’aspetto estetico ma in quanto individui ed individui che creano e vivono cose e luoghi. Ho quindi studiato reportage che è quella branca della fotografia e del giornalismo che si occupa di raccontare tutto ciò.
Un ritratto è secondo me proprio questo: catturare l’anima e l’essenza delle persone. Ed è questo che metto alla base del modo in cui affronto un reportage di matrimonio: l’andare a catturare prima, al momento dello scatto, e selezionare e disporre le immagini poi, non solo per ciò che avviene durante il gran giorno, o chi c’era o come si era vestiti o come si era allestita la festa, ma anche quella parte meno materiale data dagli aspetti più emozionali e spontanei che rendono le persone uniche e le foto vive.
Un’immagine è essenzialmente fatta da informazioni bidimensionali, la cattura di un istante. Se in quest’immagine si riescono a catturare anche emozioni, percezioni, profumi, calore, ecco che questa acquisisce un’energia che sarà trasmessa tutte le volte che quell’immagine sarà rivista e, anche a distanza di anni, riporterà in vita tutte quelle sensazioni che erano state vissute in quel momento catturato. Tra le immagini a cui tengo di più ci sono non solo quelle in cui sono ad esempio riuscito a fondere composizione estetica, momento, luce, magari con uno sfondo mozzafiato ma ad esempio quella semplicissima, esteticamente banale, di un papà che accompagnata la giovane figlia davanti allo sposo ha sul suo volto tutta la commozione che un genitore prova in un momento di transizione così importante della sua vita. Mi immagino il valore che quella foto avrà per quella giovane donna ogni volta che riguarderà il suo papà quando l’accompagnò per mano sulla porta della sua nuova vita da adulta.
Questo è il carburante che fa girare il motore che mi muove ogni volta che prendo in mano una macchina fotografica. Henri Cartier-Bresson, padre del fotogiornalismo, in una delle sue frasi più celebri disse: “La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento dell’intuito e della spontaneità. […] Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.”

www.alainbattiloro.it

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